Read time3 min

La fine del segreto salariale: la direttiva europea per la trasparenza retributiva

La fine del segreto salariale: la direttiva europea per la trasparenza retributiva
La fine del segreto salariale: la direttiva europea per la trasparenza retributiva
decoration

Dal 2026 sarà possibile conoscere le buste paga dei colleghi per favorire la trasparenza retributiva e contrastare la discriminazione salariale.

A maggio, infatti, è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea la direttiva Ue 2023/970 che prevede il divieto di segreto salariale. Una novità importante che gli Stati Membri dovranno adottare entro il 7 giugno 2026.

Perché è stata introdotta questa misura?

 

  • Riduzione del gender gap

La necessità di questa norma specifica nasce dalla considerazione che in Europa il gender pay gap è superiore al 13%, come rivela il Global Gender Gap Report 2023, pubblicato a luglio dal World Economic Forum.

Questa decisione dell’Unione Europea potrebbe rappresentare un deterrente all’applicazione di condizioni impari tra uomini e donne da parte dei datori di lavoro. Una svolta che potrebbe favorire la chiusura del divario economico tra uomini e donne.

  • Diritto all’informazione

Ai lavoratori viene riconosciuto un diritto all’informazione: i lavoratori hanno il diritto di richiedere e ricevere per iscritto, informazioni su livello retributivo individuale e sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.

In questo modo, se le informazioni ricevute sono imprecise o incomplete, i lavoratori hanno il diritto di richiedere, personalmente o tramite i rappresentanti dei lavoratori, chiarimenti e dettagli riguardo ai dati forniti. Hanno inoltre diritto a ricevere una risposta motivata, che dovrà arrivare entro due mesi.

  • Trasparenza

La direttiva europea obbliga le imprese a mettere i dipendenti nelle condizioni di poter verificare che, alla stessa mansione, non venga attribuito un valore diverso a seconda di chi lo svolge. Rappresenta quindi un’importante forma di tutela a favore dei lavoratori per la trasparenza retributiva.

Oltre a questo, già nella fase di selezione del personale, è riconosciuto ai candidati il diritto di ricevere informazioni sulla retribuzione di ingresso e di non rivelare il trattamento economico già percepito dagli stessi presso l’attuale datore di lavoro.

  • Abbattimento del tabù legato al denaro

In Italia, diversamente da quanto accade in altri paesi, c’è un grande tabù che riguarda le narrazioni sul denaro.
In pubblico se ne parla poco, quasi mai. Così, la direttiva va nella direzione di smorzare questo tabù, avviando una conversazione pubblica sull’argomento.

Di conseguenza, sdoganare il denaro come argomento di conversazione rappresenterebbe anche un importante passo verso l’educazione finanziaria e lo sviluppo di competenze utili a valutare investimenti e pianificare le risorse e i risparmi.

Cosa succede se viene accertato il divario?

Se le informazioni sulle retribuzioni registrano un divario retributivo pari o superiore il 2,5%, i datori di lavoro dovrebbero elaborare un piano d’azione per riequilibrare i salari e garantire parità e trasparenza retributiva.

Potranno essere inoltre previste sanzioni a carico dei datori di lavoro, i cui termini dovranno essere fissati dagli Stati membri in funzione della gravità, della durata e della reiterazione dei comportamenti.

La direttiva UE 2023/970 rappresenta un passo avanti verso l’uguaglianza di genere nel mondo del lavoro e a creare un contesto lavorativo equo e paritario per tutti.